La storia

Filmnoir

Se scrivi canzoni, prendi quest’abitudine e non la perdi più. Continui a macinare dentro di te, qualunque cosa tu stia facendo. Mentre ti prepari la cena, mentre stai comprando da bere, mentre sei al bar, e afferri un brandello di conversazione, una frase, che ti regala una sensazione di realtà, che si deposita nella tua coscienza, la percepisci mentre si fa strada, la senti e poi emerge, vita collegata ad altra vita, è l’ebbra odissea urbana di tossici a caccia di eroina, è il resoconto di una storia d’amore allo sfascio, è il disagio esistenziale dato dalla disoccupazione, il microcosmo scellerato marginale selvatico e vilipeso del sottoproletariato metropolitano allo sbando, storie dove tutto è messo in discussione e il lieto fine, è quasi certamente una chimera. La verità è sempre molto ma molto semplice, quando la incontri. Accettala, assimilala, finché improvvisamente ti si rivela una parola, l’espressione, la sillaba, il ritmo e tu scrivi e avanti così. I Filmnoir, nelle loro canzoni, descrivono un mondo sotterraneo e dissoluto nel quale i valori convenzionali vengono ribaltati, e in ogni manifestazione dell’essere, anche quello più bestiale, rozzo e brutale, tentano di trovare un barlume di poesia e dignità. Del resto, il nome stesso della band, mostra qualcosa di più di una semplice propensione al pessimismo, puntando piuttosto alla filosofia del noir come espressione artistica del lato oscuro della vita, della paura, del senso di vuoto, dell’alienazione di giorni visti passare senza uno scopo, dalle finestre di un qualche buco di periferia, fino al momento in cui si è chiamati ad affrontare il proprio destino, quasi sempre tragico.

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Filmnoir 2007: Alessandro Pennacchio, Raffaele Zappia, Antonio Aprile, Massimiliano Latella (Foto Andrea Cannizzaro)

La band nasce a Reggio Calabria nel 2006, quando Alessandro Pennacchio (voce) e Raffaele Zappia (chitarra) si uniscono al batterista Massimiliano Latella e al bassista Antonio Aprile e formano la prima lineup dei Filmnoir, che, trovato un assetto stabile, inizia a proporre la propria musica secondo le regole spartane dell’autoproduzione, in un pugno di canzoni raggruppate nell’EP ArtRock, brani in cui profondi giri di basso fungono da pattern per il sound della band, a base di riff trucemente acidi, catarsi poetry/blues e un flusso ritmico in cui si fondono algidi panorami wave a escursioni sature di groove psichedelico. I testi delle canzoni dei Filmnoir, ficcano la testa negli abissi più tetri della contemporaneità, descrivendo il cinismo e la vulnerabilità di una generazione colta nei suoi momenti più effimeri e disperatamente vitali, in un delirante dialogo con la morte e con la follia. Il risultato è un disco violento e affascinante come la vista di un’auto senza guidatore lanciata a tutta velocità, La favolosa belva, uscito nella primavera del 2010 (anticipato dall’EP Macabre). Le canzoni detonano in inni brutali e provocatori, che svuotano il blues della sua dimensione salvifica e lo riconvertono in rivoli di lascivia, travolto da un’insopprimibile emotività che lo distanzia dagli sguardi fissi sul vuoto di molto rock italiano di quegli anni. Non è punk, non è blues e nemmeno metal, ma un blend di tutto questo, spogliato da ogni manierismo e portato giù, in fondo, nei bassifondi dell’anima. L’intento dei Noir’s è sempre il medesimo, creare situazioni estreme per indurre reazioni estreme, e in un’atmosfera di grande caos creativo, viene realizzato anche un videoclip per il singolo Voglio ammazzare un impiegato, a cui partecipa come ospite l’armonicista e bluesman Domenico Canale e una parte della Reggio Calabria più alternativa e “impegnata”.

film copertinaI Filmnoir restano attaccati ad un’idea malsana di rock’n’roll, un nightmare/rock che può giungere solo da una delle periferie più estreme dell’impero, il sud del sud, il meridione d’Italia, in una realtà di alienazione e fatalismo, dove uomini e donne vedono il male troppo da vicino e rivolgono ormai uno sguardo disincantato al futuro, in una giungla sociale difficile da attraversare, piena d’insidie, e pessimismo. Vacanze a Rosarno è una sorta di viaggio punk-psichedelico sull’autostrada Reggio Calabria- Salerno, la cui rotta iniziale è tracciata dalla chitarra, che dilata l’atmosfera per mezzo di un prolungato riff dissonante e dal racconto, che raggiunge picchi di cinismo, isteria e delirio nel proporre, tanto ai compari delle ‘ndrine quanto ai figli viziati della Reggio bene, una bella vacanza a Rosarno, lungo l’autostrada devastata dalle interruzioni, “…che sembra una ferita come la tua vita…”, tra il razzismo dei caporali “…che vanno a caccia di neri tra gli aranceti…”, e la disperata ricerca di eroina dei tossici, in mezzo alle fatiscenti palazzine dei Rom, nell’inferno del ghetto. Brani come Curriculum pour l’enfer e Voglio ammazzare un impiegato descrivono un mondo alla deriva, specchio del dissolvimento dei valori novecenteschi legati alla realizzazione sociale, quando bastava finire l’università (anche triennale o addirittura solo il diploma) per ambire a un buon lavoro, sogno di milioni di studenti e delle loro famiglie. Un mondo che non esiste più, destinato ad implodere nell’ossessione e nella paura di restare disoccupati a vita. Il groviglio elettrico di Baudelaire, con la sua coda strumentale, cerca di approdare a una visione “catartica” della mancanza di speranza, e per fare emergere questo lato oscuro, si serve di un catalizzatore, la figura del poeta-drogato, colto nel momento del suo suicidio. Proprio a partire da questo disco, iniziano a delinearsi le due anime della band, quella brutale e reattiva e quella, di riflesso, cupa e introspettiva, che, in brani come L’infanzia dell’infame, La partita è finita, Da qui all’eternità, emerge e perpetua l’illusione (forse) che l’arte possa ancora salvarti l’anima dal buco nero della rassegnazione. La Repubblica FilmnoirDa questo momento si instaura un circolo virtuoso che porta la band a calcare i palchi di numerosi locali dediti alla musica live, dal famoso e blasonato Le Trottoir di Milano a bugigattoli senza nome sparsi per lo stivale e ad aprire i concerti di gente come gli Ulan Bator e i Diaframma. Nel frattempo, Alessandro Boscarino, già cantante, songwriter e chitarrista del progetto Aendlex, si unisce ai Filmnoir per una serie di live in giro per la Calabria e la Puglia, aggiungendo il suo tocco melodico e carico di sentimento al sound della band, fino a diventarne un membro effettivo. Così, a fine estate del 2012, i Filmnoir decidono di rientrare in studio. Sembra uno di quei momenti magici in cui tutto s’incastra, come per il disco precedente, ma non è così. Scrivere canzoni non è una esperienza intellettuale, qua e là ti tocca usare il cervello, ma per lo più si tratta di riuscire a fissare emozioni e in questo caso c’è qualcosa di disperato nel tentativo di far funzionare le cose, di creare un clima positivo nonostante Alessandro Pennacchio, fondatore della band, abbia già comunicato agli altri la sua intenzione di espatriare appena ultimate le registrazioni del nuovo disco.

Filmnoir 2012: Alessandro Pennacchio, Raffaele Zappia, Alessandro Boscarino, Antonio Aprile, Massimiliano Latella (foto Miriam Mazzotta)

Le canzoni vengono incise ma nessuno ha idea di cosa stia succedendo, aleggia una nebbia di tipo diverso e lentamente si fa strada la sensazione che i guai siano in arrivo, infatti il disco non viene pubblicato e resta a tutt’oggi il lost album dei Filmnoir. Con l’abbandono del cantante, la band tenta di proseguire e al suo posto subentra Andrea Cannizzaro, performer proveniente dal metal estremo, ma dopo qualche live e la produzione di due nuovi brani, i Filmnoir si sciolgono. Antonio Aprile e Massimiliano Latella proseguono a suonare e fondano insieme a Claudio Nastasi i Nerogrigio, Raffaele Zappia si dedica a nuovi progetti lavorativi, Alessandro Pennacchio si trasferisce in Messico.

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Filmnoir 2017: Alessandro Pennacchio, Domenico Macheda, Antonio Aprile. Massimiliano Latella (foto Vincenzo Nava)

La band resta ferma fino alla primavera del 2015, quando i membri originari della band, tranne Raffaele Zappia, si ritrovano con gli strumenti in mano per provare nuove canzoni. Questa volta la posta in gioco è più alta, devono scoprire se hanno la forza, l’empatia e il desiderio per lavorare a nuove canzoni, al nuovo disco, a nuovi obiettivi. Per fare questo, insieme ad Alessandro Pennacchio, Massimiliano Latella e Antonio Aprile, reduci del nucleo originale, si unisce Domenico Macheda alle chitarre, nella continuazione del lungo percorso con cui dall’inquieta poesia in balia del blues e del punk delle origini, il gruppo si proietta verso sonorità più articolate, allargando lo sguardo sempre fisso su chi cerca, suo malgrado, di non soccombere alla vita, sia essa descritta a tinte fosche, oppure agognata, sorridente o melanconica, mescolata a un’umanità prossima al degrado, poco cambia che sia quella di una città del profondo sud o di una grande metropoli, in un mondo distratto dal digitale, l’uomo torna a essere fatto di carne e sangue, almeno, nelle canzoni dei Filmnoir. E il 2018 sarà il dodicesimo anno di vita della band….

EP FILMNOIRA novembre 2017 il gruppo ha pubblicato il nuovo EP Un altro morto sulla 106 da cui è stato tratto l’omonimo video girato dal film-maker Michele Tarzia che anticipa il disco di inediti in lavorazione. Tante le tematiche al centro delle canzoni: vita, paura, amore, morte, alienazione, necessità di affrontare il proprio destino. Un altro morto sulla 106 è una sorta di documento sui tempi che stiamo vivendo ed è disponibile su tutte le piattaforme digitali.  

Nel 2019 cambio alla batteria con l’ingresso di Francesco Maria Parisi, uno tra i batteristi più attivi e ricercati della scena reggina. Il gruppo si dedica all’arrangiamento e registrazione dei nuovi brani, con poche performance live in location d’eccezione come l’Associazione Magnolia in un bene confiscato alla ‘ndrangheta, la Libreria Ave e la prestigiosa Sala Museale del Castello Aragonese di Reggio Calabria.

Oggi, mentre Alessandro, Antonio, Domenico e Francesco sono al lavoro sul nuovo disco, una sola certezza: l’atmosfera noir è sempre più pronta a esplodere.

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Live @ Sala Museale Castello Aragonese Reggio Calabria
Filmnoir 2020: Alessandro Pennacchio, Domenico Macheda, Antonio Aprile, Francesco Maria Parisi